Collaborazione con Giunti #12


La casa editrice Giunti mi ha inviato una delle sue ultime uscite, per questo la ringrazio nuovamente.

Titolo: Tutta colpa della mia impazienza
AutoreVirginia Bramati
Editore: Giunti
Pagine: 240
Genere: Romanzo
Prezzo: 14,90€

«Sono nata con due mesi di anticipo, odio i tempi morti, sono fisicamente allergica ai giochi di pazienza e adoro il tasto fast forward»: Agnese è così, una ragazza esuberante, autonoma, insofferente verso il principio dell’ «ogni cosa a suo tempo»…
Ma improvvisamente, la sua vita prende una piega terribilmente dolorosa e la scaraventa dal centro di una metropoli che non dorme mai a una grande casa lungo un fiume, lontana quanto basta per essere immersa nei ritmi lenti e immutabili della campagna. Non solo: quando l’inverno finalmente è alle spalle e tutto sta per sbocciare, si ritrova sola, con un esame importante da preparare e solo il ronzio delle api a farle compagnia.
Impulsiva come sempre, Agnese non si arrende e riesce ugualmente a riempirsi le giornate con tutto ciò che non dovrebbe fare… fino a che dalle pagine di un libro non spunta un piccolo dono prezioso: una bustina di semi di Impatiens, la pianta i cui fiori rosa hanno il potere di curare le ferite dell’anima e insegnare l’ascolto e l’armonia.

Proprio quando la vita ci toglie tutto. Quando, crudelmente, ci priva dei nostri affetti, straziandoci l’anima e gettandoci in un baratro profondo, il cui nome è noto a tutti: la sofferenza. Ecco, che il destino, ci tende una mano a cui aggrappare le nostre ultime speranze, rialzandoci con la forza di ricostruire una nuova vita. Ed è ciò che, la protagonista del romanzo di Virginia Bramati, Agnese Treves, dovrà fare. Dopo la morte della madre, il padre distrutto dal dolore, farà delle scelte che Agnese non condivide. Lascia il lavoro come direttore di un importante dipartimento di ricerca del polo universitario milanese, per diventare il medico di base di un piccolo paesino, a mezz’ora di distanza da Milano: Terzi.

La quotidianità di Agnese viene stravolta e non di poco. Si ritroverà in un paesino sperduto, in una casa che non sente sua, senza la possibilità di uscire con i suoi più vecchi amici e per di più dovrà dire addio alla sua grande passione: il tennis. In procinto degli esami di maturità, sarà costretta a viaggiare da Terzi a Milano, per poter continuare a frequentare lo stesso istituto scolastico. Ogni mattina, attende alla fermata dell’autobus e ogni mattina, incontra un tipo strano: un ragazzo alto, dalla pelle bianca e vestito come un Emo. Adelchi. Se all’inizio le risulterà strano e buffo, pian piano, in punta di piedi, Adelchi entrerà a far parte del suo mondo, rubandole il cuore

…per la prima volta l’ho visto per quello che era, un ragazzo come me, lui però simpatico e un po’ folle, con un inspiegabile interesse per quel tratto di Pianura Padana dove entrambi, più o meno volentieri, eravamo finiti a vivere. Un ragazzo che aveva deciso (un po’ illogicamente) di diventare mio amico e che piuttosto caparbiamente perseguiva questo obiettivo.

Oltre a Adelchi, Agnese può contare su Iginia, la governante del conte Enrico (l’uomo più ricco del paese, nonché proprietario della casa presso cui risiede con il padre) e su Teresa (una donna del luogo, sposata all’unico vigile di Terzi che, si occuperà delle faccende domestiche). Tutto ciò non poteva colmare il vuoto lasciato da sua madre e anche se la Zia Loretta(Lori) e lo Zio Guido, cercheranno di non farle pesare questa mancanza, non riusciranno a darle il conforto e l’amore di cui ha davvero bisogno

Mia zia Loretta(la zia lori) sorella maggiore(di molto) di mia madre. Tanto pesante e uggiosa quanto mia madre era leggera e solare. ‹‹La vestale del conformismo›› come la chiamava la mamma quando ne sorrideva con papà. ‹‹L’apparenza prima della sostanza›› il suo credo.

La vita procede immersa nella natura: le montagne, le distese di erba, i fiori con i loro profumi intensi, erano particolari a cui Agnese non aveva mai fatto caso vivendo in una grande città come Milano. Lei, che non amava contemplare, riflettere, perdere del tempo inutilmente. Le definiva attività troppo lente, noiose, un po’ come leggere. Non amava la lettura, come non amava il giardinaggio. Che senso aveva piantare dei semi, preservarli dal vento e dal freddo, vederli cresce e fiorire, quando si potevano acquistare già “pronti”? Chissà, quale sarebbe stata la reazione di sua madre nel vederla entusiasta della natura che la circondava. Sua madre che da sempre cercava di infonderle l’amore per le piccole cose. Ed ora che si ritrovava ad osservare la natura e ad ammirarla, provava compassione per i suoi amici, loro non avrebbero avuto l’occasione di conoscere quella sensazione di pace che, solo il vento che, ti scompiglia i capelli, può dare.

Ma era possibile che non mi fossi mai accorta di tutto ciò? E’ vero, ero cresciuta in città e anche al mare o in montagna si andava in posti molto frequentati e modificati dall’uomo, ma insomma avevo già avuto contatti con la natura, avevo già goduto di orizzonti immensi, di prati e di distese d’acqua. Qui però era la natura calata nella quotidianità a colpirmi, il poterne seguire giorno dopo giorno il risveglio.

Ma cosa accade se, il padre di Agnese, il dottore Treves, decide di accettare per un breve periodo, un incarico verso l’estremo Nord dell’Europa? Cosa accadrebbe se, al posto del sostituto, un certo Dottor Nava, ne appare un altro, più giovane e attraente: Marco Aleardi, dal trascorso misterioso? Il Dottor Marco è specializzato in chirurgia di urgenza e di guerra. Un uomo composto, freddo, professionale, distaccato che, però, si fa ben volere in paese. Tornato dal Sud-Sudan o meglio dire scappato, si ritrova a dover condividere, inaspettatamente, la casa con Agnese

Ok, ok, adesso mi riprendo un attimo e poi andrò a dormire. Ma quando mi giro per tornare in casa eccolo lì il dottor Marco che si staglia sulla porta della sua dépendance. ‹‹Ero ancora sveglio e ho sentito dei rumori…ma ved che è tutto a posto›› dice con un tono fra l’ironico e il critico. ‹‹Si…si, tutto a posto›› e sotto il suo sguardo mi sento a disagio. ‹‹Bene, allora buonanotte…per quel che ne rimane, almeno.›› ‹‹Si, buonanotte.›› A me questo non è che mi sia poi così simpatico, eh.

Ancora una volta il destino è pronto ad intervenire. Agnese non sopporta Marco. Non lo odia, né tanto meno lo disprezza anzi, il suo lavoro come dottore in paese le fa capire che si trova davanti un brav’uomo. Un dottore che ci tiene al benessere dei suoi pazienti, al punto tale da andare a far compagnia alla maestra Rachele, (con problemi di vista) per leggerle dei libri. Tra Marco e Agnese non si può proprio parlare di amore a prima vista, ma si sa, che le migliori coppie, sono quelle che inizialmente si odiano, si ignorano, si detestano, fin quando, per puro caso, capiscono di essere fatti l’uno per l’altra.

Lo ascolto per un po’, poi mi distraggo, e non è colpa della cartina messa a ‹‹distrattore››. E’ la dolcezza di questa sera, la bellezza di stare qui senza più l’afa del giorno a godersi tutto il piacevole che mi circonda. E devo dire che nel piacevole ci sta anche il dottor Aleardi fresco di doccia, con i capelli biondi ancora umidi che gli si arricciano vicino alle orecchie e sulla nuca, e questo profumo di pulito che emana

Agense è confusa, tra quel sentimento che nasce piano dentro di lei per Marco e la sua relazione con Adelchi. Sarà un semplice temporale a farle schiarire le idee. La storia che Virginia Bramati narra, va oltre le vicende sentimentali della protagonista. Ricostruisce la vita degli abitanti di un intero paese. Dal parroco dispotico, al conte benevolo, al vigile stakanovista, alla purezza d’animo di Teresa e all’essenzialità di Iginia. Il romanzo affronterà anche tematiche importanti. La parità dei sessi, descritta attraverso l’impeto di Agnese, nel voler entrare come socia nel club di tennis per soli uomini e la brutalità della guerra nel Sud-Sudan, narrata attraverso gli occhi del Dottor Marco. E mentre il lettore sarà coinvolto dalla bellissima location in cui si svolgerà la storia; descritta con uno stile limpido e scorrevole, quasi da fa toccare con mano la morbidezza dei petali dei fiori appena sbocciati, la storia si tinge di giallo. Agnese si ritroverà ad indossare i panni di una detective, con l’obiettivo di far chiarezza sulla morte sospetta del padre di Adelchi: l’ingegnere Carminati.

Cerco di concentrarmi. Devo concentrarmi. Ma quanto è difficile in questa sera di luglio, con il profumo sontuosamente stordente dei fiori di tiglio che ci avvolge, con il convolvolo bianco e rosa che corre fiorito lungo l’impiantito del cortile. Poi il cielo si scurisce e inizia a rivestirsi di stelle e a sorpresa arrivano le lucciole ad aggiungere magia alla magia. E mentre ci fermiamo a guardale incantati io improvvisamente e assolutamente fuori contesto dico: ‹‹Sto indagando sulla morte del papà di Adelchi…Credo ci sia qualcosa di sospetto. Penso sia stato ucciso››

 

Un romanzo incredibile, quello di Virginia Bramati, molto scorrevole e con un finale commuovente, da leggere tutto di un fiato.

 

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